L’AMORE FOLLE DI DIO

San Paolo ci offre una pagina che descrive l’identità e la missione di Gesù, proprio nel perdono. «In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinatoci ad essere per lui figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia» (Ef 1,4-7).
Il cuore del messaggio cristiano, che è proprio il perdono dei peccati da parte di Dio per mezzo di Gesù, lo contempliamo nelle parole dell’ultima cena, ripresentata dalla Chiesa nella Santa Eucarestia: «Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo. Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti, per il perdono dei peccati”» (Mt 26,27-28). E leggiamo anche nelle ultime istruzioni di Gesù risorto agli Apostoli: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dei morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati» (Lc 24,46-47).
Per questo motivo l’apostolo Paolo, contemplando l’amore di Dio che si è manifestato in Gesù dice che nel figlio di Maria «è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini» (Tt 2,11). È solo a partire dal cuore di Cristo, trafitto sulla croce, che si può intuire la grandezza, la profondità del cuore di Dio. E lì che, contemplando il mistero di queste “strane” sofferenza e morte, possiamo esclamare: «Forte è il suo amore per noi» (Sal 117,2).
La Quaresima, con tutto il suo fascino, antico e sempre nuovo, aiuta a percepire, attraverso i suoi riti, soprattutto attraverso il dono della Parola, questo stile di Dio, uno stile che è occasione e fonte di gioia, anche per noi “peccatori, ma fiduciosi nella tua infinita misericordia” (Preghiera Eucaristica I). “O Dio che manifesti la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia ed il perdono” (Colletta 26ª Domenica T.O).
Quando Dio perdona compie un atto creativo. Gesù già sulla croce, chiedendo al Padre il perdono per coloro che lo avevano crocifisso, ha compiuto un atto creativo trasformando il peccatore in santo: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43). Questo gesto del perdono è fonte di gioia in Dio stesso: «C’è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,1-10). Anche gli angeli di Dio fanno grande festa per un solo peccatore che cambia la vita. San Paolo afferma: «Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un uomo onesto; forse qualcuno  oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,7 ).
L’unità di misura con la quale Dio ci ama è quella di amarci senza misura. Lo insegna l’evangelista Giovanni: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi» (1Gv 1, 8- 10). Confessando il nostro essere peccatori ci innestiamo nel filone della grazia di Dio che perdona; offriamo per così dire a Dio la possibilità di manifestarsi come Dio misericordioso. «Se invece riconosciamo pubblicamente i nostri peccati, Dio ci perdonerà perché mantiene la sua parola: egli ci libererà da tutte le nostre colpe, perché è buono» (1 Gv1,9). Quanta presunzione c’è in tanti che si considerano bravi, senza peccati, come se fossero figli di angeli e non di Adamo!
La via più sicura per entrare nel cuore di Dio è proprio il riconoscimento della nostra fragilità davanti a Lui, il tre volte santo. Percorriamola con fiducia! Dio con il perdono ci ridà la veste della dignità filiale perduta. Egli manifesta la sua paternità quando perdonandoci ci riammette nella intimità paterna. La parabola del figlio prodigo o del padre misericordioso è la descrizione di un vissuto grazie al quale sperimentiamo un Dio non lontano, iroso, ma un padre-madre sempre pronto al perdono, alla festa della dignità filiale ritrovata.
La certezza della gioia che perdona, dell’abbraccio benedicente, del calore dell’amore divino  ri-offerto che rende possibile la gioia di essere perdonati, ci è offerta in abbondanza nella parola di Dio. Se non confessiamo i nostri peccati affermiamo di fatto l’inutilità del mistero della croce del  Signore per noi tutti. Lo scopo della venuta di Gesù nella nostra realtà umana è proprio in ordine al peccato. Per questo si può dire che una costante della vita e dell’opera di Gesù è il rimettere i peccati e questo, allora come oggi e come sempre, nello spazio e nel tempo degli uomini. Il mistero della morte e risurrezione del Signore ci permette di osare chiedere il perdono e la certezza di riceverlo. «In questo conosciamo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1 Gv 3,19-24).

(Da “L’amore folle di Dio” lettera del parroco don Pierino Liquori alla Comunità per la Quaresima 2020)